Elvis and Wein and Mozart a Casa Morra

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Elvis and Wein and Mozart è il titolo della selezione di film e video dalla collezione Morra Greco che sarà proiettata negli ambienti di Casa Morra il 25 e il 26 giugno 2020.

La rassegna Elvis and Wein and Mozart è a cura di Alessia Volpe.

Napoli è la casa della Collezione Morra Greco, ma è allo stesso tempo un luogo dove raramente questa è stata esposta. La collezione conta oltre mille opere di circa duecento artisti e si sviluppa su quasi tre decadi, essendo nata negli anni Novanta dall’interesse di Maurizio Morra Greco per la produzione contemporanea ed essendo cresciuta parallelamente al progetto della Fondazione Morra Greco, come oggi la conosciamo.

La mostra prende in prestito il suo titolo dall’opera video di Jonas Mekas ‘Elvis and Wein & Mozart’ (2001) ed include alcuni dei più innovativi lavori di immagine in movimento – film in 16mm, diapositive in 35mm, installazioni video e proiezioni digitali –, diffusi sui cinque piani di Palazzo Caracciolo di Avellino.

Gli artisti coinvolti sono

CANDICE BREITZ / SUSANNE BÜRNER / DAVID CLAERBOUT / JEREMY DELLER / CEAL FLOYER / YANG FUDONG / KATE GILMORE / RODNEY GRAHAM / CHRISTIAN JANKOWSKI / ANNIKA LARSSON / MARK LECKEY / JONAS MEKAS / YOSHUA OKÓN / DIEGO PERRONE / MICHAEL SAILSTORFER / CATHERINE SULLIVAN / DAVID ZINK YI

 

Film e video a Casa Morra, 25 e 26 giugno 2020

Ecco la descrizione di alcuni lavori visibili a “Elvis and Wein and Mozart” il 25 e 26 giugno a Casa Morra.

  • JONAS MEKAS, ‘Elvis and Wein & Mozart’, 2001
    Film, 16 mm, trasferito su DVD, 2’44’’
    Il filmato dell’ultimo concerto di Elvis Presley del 1972 al Madison Square Garden è accostato alle riprese realizzate a Vienna nel 1971, e fatte combaciare con la musica di Mozart.

 

  • DIEGO PERRONE (1975, Turin)
    ‘Vicino a Torino muore un cane vecchio’, 2003 Animazione digitale, 5’20’’
    La lenta e atroce agonia digitale di un vecchio cane, che muore sotto l’occhio implacabile di una telecamera che non c’è.

 

  • MARK LECKEY (1964, Birkenhead) ‘Made in Heaven’, 2004
    Video, 2’ loop
    La telecamera ruota attorno all’opera “Rabbit” (1986) di Jeff Koons, una scultura di un coniglio gonfiabile in metallo, che si trova al centro di una stanza vuota, lo studio londinese di Leckey. La superficie lucida della scultura riflette chiaramente la stanza, ma non c’è il riflesso della macchina fotografica, perché non c’è mai stato un coniglietto in studio: l’immagine dell’opera di Koons era generata al computer.

 

  • YOSHUA OKÓN (1970, Mexico City)
    ‘Cockfight’, 1998
    Installazione video, 2 proiezioni frontali dimensioni reali, 3’ loop
    A metà tra teatralità e spettacolo, il lavoro offre la scena inquietantemente esilarante di due giovani donne che emulano il linguaggio macho – una realtà distorta che ritorna come un atto di sabotaggio della rappresentazione dominante del genere -, sospendendone i meccanismi di sottomissione e chiedendo un riconoscimento.

 

  • KATE GILMORE (1975, Washington) ‘Star Bright, Star Might’, 2007
    Video, colore, suono, 7’36’’
    Il tentativo ossessivo di forzare con la sua testa una stella troppo piccola, ritagliata in un foglio di compensato, si trasforma in una metafora dolorosa e grottesca della lotta quotidiana in un mondo dominato dagli uomini, affamati di successo e riconoscimento.

 

  • CANDICE BREITZ (1972, Johannesburg) ‘Double Karen (Close To you)’, 1970 – 2000
    Installazione video, 2 loop simultanei

    Gli spezzoni di un concerto dei Carpenters del 1970 in cui Karen Carpenter esegue il successo “Close to You” sono visibili su due schermi: uno di questi mostra i momenti in cui lei canta “me”, nell’altro canta la parola “te”, in un ciclo continuo.

 

  • ANNIKA LARSSON (1972, Stockholm) ‘PERFECT GAME’, 1999
    Video, 44’ loop
    Strutture di potere, gerarchie invisibili, l’ambiente asettico, e il cliché degli uomini in giacca e cravatta. Il video si interrompe quando il gioco non è ancora finito.
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